Quando è davvero il momento di rifare un sito web?
La risposta non è “ogni tre anni”.E nemmeno “quando la grafica sembra vecchia”. Un sito web non ha una data di scadenza prestabilita. Può avere cinque, sei o anche più anni e continuare a fare bene il proprio lavoro. Allo stesso modo, un sito relativamente recente può essere già diventato un limite. La domanda giusta […]
La risposta non è “ogni tre anni”.
E nemmeno “quando la grafica sembra vecchia”.
Un sito web non ha una data di scadenza prestabilita. Può avere cinque, sei o anche più anni e continuare a fare bene il proprio lavoro. Allo stesso modo, un sito relativamente recente può essere già diventato un limite.
La domanda giusta quindi non è:
“Quanti anni ha il mio sito?”
La domanda è:
“Questo sito è ancora utile alla mia azienda?”
Se la risposta comincia a essere incerta, ci sono alcuni segnali che vale la pena osservare.
1. Il sito non rappresenta più l’azienda
È probabilmente il segnale più importante.
Le aziende cambiano. Cambiano i servizi, il posizionamento, i clienti, il tono di voce, il modo di lavorare e spesso anche il modo in cui vogliono essere percepite.
Il sito, invece, tende a rimanere fermo.
Può quindi succedere che un potenziale cliente incontri online una versione dell’azienda che non esiste più.
Servizi che non sono più centrali, testi scritti anni prima, immagini che non rappresentano il livello raggiunto, una struttura che racconta male ciò che oggi rende davvero diversa l’impresa.
In quel momento il problema non è estetico.
È un problema di coerenza.
Il sito dovrebbe aiutare chi arriva a capire rapidamente:
- chi sei;
- cosa fai;
- per chi lo fai;
- perché dovrebbe interessargli;
- quale passo può fare dopo.
Se queste risposte non emergono più con chiarezza, è il momento di rivedere il progetto.
2. È difficile da usare da smartphone
Oggi pensare a un sito come a qualcosa da utilizzare principalmente da desktop non ha più senso.
Il punto, però, non è semplicemente che il sito sia “responsive”.
Può adattarsi formalmente allo schermo e restare comunque scomodo da usare.
Testi troppo piccoli, menu macchinosi, pulsanti difficili da raggiungere, form lunghi, elementi che si spostano durante il caricamento o pagine che richiedono troppi passaggi sono tutti segnali di un’esperienza che va ripensata.
Un buon sito mobile dovrebbe permettere di:
- capire subito dove ci si trova;
- leggere senza sforzo;
- trovare rapidamente le informazioni importanti;
- contattare l’azienda senza ostacoli;
- completare le azioni principali in pochi passaggi.
Se da smartphone il sito sembra una versione ridotta del desktop, più che una vera esperienza progettata, probabilmente c’è margine per intervenire.
3. Il sito è lento o tecnicamente fragile
Un sito può sembrare ancora accettabile dal punto di vista visivo e avere comunque problemi sotto la superficie.
Tempi di caricamento elevati, immagini non ottimizzate, codice accumulato nel tempo, plugin inutilizzati, errori, problemi di compatibilità o una struttura difficile da manutenere possono peggiorare progressivamente l’esperienza.
La velocità non è solo una questione tecnica.
Influisce direttamente su quanto sia semplice consultare il sito, soprattutto da mobile o con connessioni meno performanti.
E quando la base tecnica diventa fragile, ogni modifica richiede più tempo, più attenzione e spesso più compromessi.
In questi casi continuare ad aggiungere correzioni può costare più che ripensare correttamente la struttura.
4. Il sito non porta le persone dove dovrebbero arrivare
Un sito può avere visite e non funzionare.
Può ricevere traffico ma pochi contatti.
Può raccontare molto e far capire poco.
Può avere decine di pagine senza accompagnare realmente l’utente verso una scelta.
Prima di rifarlo, quindi, vale la pena osservare il comportamento delle persone.
Dove arrivano?
Quali pagine leggono?
Dove abbandonano?
Quali contenuti generano richieste?
Quali invece vengono ignorati?
Il problema può essere nella struttura, nei testi, nelle call to action, nella proposta o semplicemente nel fatto che il sito sia stato progettato per descrivere l’azienda anziché per aiutare chi la sta valutando.
Un redesign efficace parte da queste domande, non dalla scelta di un nuovo layout.
5. Essere trovati sui motori di ricerca è diventato difficile
Non comparire “primi su Google” non significa automaticamente che un sito vada rifatto.
La SEO è molto più complessa di così.
Bisogna capire per quali ricerche si vuole essere trovati, con quali contenuti, da quali persone e con quale obiettivo.
Detto questo, una struttura web può effettivamente diventare un ostacolo alla visibilità.
Può succedere quando:
- le pagine non hanno un obiettivo di ricerca chiaro;
- gli argomenti importanti sono tutti concentrati in poche pagine;
- i contenuti sono poco approfonditi o duplicati;
- la struttura degli URL è confusa;
- il sito è lento;
- il markup è poco curato;
- non esiste una strategia editoriale;
- i contenuti più vecchi non vengono più aggiornati.
In questi casi rifare il sito può essere utile, ma solo se il nuovo progetto nasce già con una logica SEO.
Cambiare grafica senza cambiare struttura non risolve il problema.
6. Aggiornarlo è diventato complicato
Un sito dovrebbe essere uno strumento di lavoro.
Se ogni piccola modifica richiede l’intervento di uno sviluppatore, qualcosa non sta funzionando.
Aggiornare un servizio, sostituire un’immagine, pubblicare un progetto, modificare una call to action o aggiungere un contenuto non dovrebbe diventare ogni volta un piccolo progetto tecnico.
Questo non significa che tutto debba essere modificabile.
Anzi.
Una buona struttura editoriale limita volutamente ciò che può essere cambiato, ma rende semplici e sicure le operazioni che l’azienda deve fare più spesso.
Se oggi il tuo sito è difficile da aggiornare, oppure nessuno lo aggiorna proprio perché è troppo complicato, può essere un buon momento per ripensarne la gestione.
Quindi ogni quanto va rifatto un sito web?
Non esiste una risposta valida per tutti.
Tre anni, quattro anni, cinque anni: sono numeri arbitrari.
Un sito va rivisto quando emerge una distanza significativa tra ciò che l’azienda è diventata e ciò che il sito riesce a fare.
Può essere una distanza:
- strategica;
- tecnologica;
- comunicativa;
- commerciale;
- operativa.
A volte basta intervenire su alcune parti.
Altre volte è più sensato ripartire.
La differenza sta nel capire il problema prima di scegliere la soluzione.
Restyling o nuovo sito?
Non sempre serve ricostruire tutto.
Un restyling può essere sufficiente se la struttura funziona ancora bene e il problema riguarda soprattutto identità, contenuti o interfaccia.
Un nuovo sito ha più senso quando bisogna intervenire contemporaneamente su:
- architettura delle informazioni;
- tecnologia;
- esperienza utente;
- contenuti;
- SEO;
- processi di gestione;
- integrazioni.
In altre parole, quando il problema non è più una singola pagina ma il sistema nel suo complesso.
Il momento giusto per rifare un sito non è quando sembra vecchio. È quando comincia a impedire all’azienda di raccontarsi, farsi trovare o lavorare come dovrebbe.
Prima di rifare il sito, fai queste domande
Prima di parlare di grafica, template o tecnologia, prova a rispondere a queste domande:
- Il sito rappresenta ancora correttamente l’azienda?
- Chi arriva capisce velocemente cosa facciamo?
- Da smartphone è semplice da usare?
- Le pagine più importanti sono facili da trovare?
- Le persone compiono le azioni che ci interessano?
- Il sito può essere aggiornato facilmente?
- I contenuti supportano davvero la visibilità sui motori di ricerca?
- La tecnologia attuale ci permette di evolvere?
Se diverse risposte sono “no”, allora sì: probabilmente è arrivato il momento di intervenire.
Ma il punto non è avere un sito più nuovo.
È avere un sito più utile.
FINE DELLA RISORSA
La teoria serve.
Poi bisogna decidere.
Se questo argomento riguarda un progetto reale, possiamo ragionarci insieme partendo dal problema.
Parliamo del progetto ↗